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La cybersecurity non va in ferie: come preparare l'azienda al periodo estivo
05/08/2026
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Affrontare le stesse minacce, ma con molte meno risorse. È lo scenario che – spesso inconsapevolmente – incontrano TUTTE le aziende italiane a ridosso del periodo delle ferie. Peccato che pochi ci prestino la dovuta attenzione.
I furti di dati aziendali infatti sono in aumento esponenziale (+22% secondo Federprivacy) e quasi un episodio su due (48% riporta il Verizon Data Breach Investigations Report 2026) è dovuto ai ransomware, programmi malevoli che bloccano letteralmente computer e impianti connessi creando danni spesso incalcolabili.
Un fenomeno che non conosce stagioni – se si eccettua il picco di segnalazioni di novembre e dicembre a causa dello shopping online natalizio – ma che può fare molto più male proprio all’arrivo del mese di agosto.
Quando cioè le linee produttive in molti casi devono continuare a funzionare, mentre le aziende lavorano con team ridotti, reperibilità più complesse e una minore disponibilità di partner e fornitori.
In queste settimane la cybersecurity smette di essere soltanto una questione tecnologica e diventa un tema di continuità operativa: la capacità di mantenere la produzione in funzione anche quando l’organizzazione abbassa fisiologicamente la guardia.
Il rischio non cambia ad agosto. Cambia la capacità di reagire
L’assioma della cybersecurity industriale è brutale nella sua semplicità: “Non puoi proteggere ciò che non vedi” . Molte aziende gestiscono le proprie fabbriche con una sorta di “cecità parziale”: conoscono il numero di asset vulnerabili ma ignorano come questi comunichino tra loro. Se poi mancano anche le figure che hanno una conoscenza almeno sommaria della situazione… stiamo freschi. Anche a dispetto delle temperature.
E quindi un problema che a marzo verrebbe intercettato e isolato tutto più rapidamente può richiedere ore in più durante il periodo estivo, quando i ranghi arrivano a una presenza media anche del 20%. Il tecnico competente potrebbe non essere presente, il referente del fornitore potrebbe essere irraggiungibile, l’escalation potrebbe dipendere da una catena di persone in ferie. Nel frattempo, l’incidente continua a produrre effetti.
Si stima che il tempo medio per la risoluzione di una vulnerabilità critica sia di 43 giorni. In un contesto estivo, dove i team di manutenzione sono ridotti, questa “bolla di esposizione” può diventare fatale.
Con lo staff al minimo, la probabilità che un errore di configurazione o un clic distratto si trasformi in un disastro inizia quindi a pesare eccome.
Dove si abbassa davvero la guardia
La fragilità estiva nasce soprattutto dall’incontro tra tecnologia e (dis)organizzazione. Alcuni punti meritano una verifica prima che inizino le ferie.
Meno persone a presidiare sistemi e allarmi
Il monitoraggio può restare attivo, ma serve qualcuno in grado di interpretare gli eventi e distinguere un falso positivo da un problema reale. Una procedura che dipende dalla presenza di una sola persona non è una procedura resiliente.
Accessi remoti più frequenti
Durante l’estate manutentori e fornitori possono collegarsi a distanza per compensare la minore presenza in sede. Gli accessi devono essere limitati, tracciati, protetti con autenticazione a più fattori e disattivati quando non sono necessari.
Fornitori meno disponibili
La continuità dell’azienda dipende anche dalla supply chain digitale. Se un partner tecnologico non è reperibile, è necessario sapere chi può intervenire in alternativa e quali informazioni deve avere per farlo.
Manutenzioni e aggiornamenti rinviati
Rimandare una correzione può sembrare prudente per non interferire con la produzione. Ma lasciare aperta una vulnerabilità nota prolunga la finestra di esposizione. Le attività devono essere pianificate, valutando insieme sicurezza e continuità.
Backup presenti ma mai testati
Avere una copia dei dati o delle configurazioni non significa essere pronti a ripartire. Il punto decisivo è sapere se il ripristino funziona davvero e quanto tempo richiede.
Vedere prima, reagire meglio
Come abbiamo già detto, la sicurezza industriale parte dalla visibilità. Non si può proteggere ciò che non si conosce: quali dispositivi sono connessi, come comunicano tra loro, quali sistemi sono esposti, chi può accedere e quali comportamenti sono normali.
Al di là della tecnologia utilizzata, la lezione è semplice: un inventario affidabile e un monitoraggio continuo riducono il tempo necessario per capire dove sta accadendo qualcosa e quali processi possono essere coinvolti.
Segmentazione delle reti, autenticazione forte, monitoraggio e backup sono essenziali, ma non bastano se mancano ruoli, responsabilità e procedure. La resilienza dipende dalla capacità dell’azienda di coordinare persone e tecnologie quando qualcosa non funziona.
Per poter vedere il problema e la sua soluzione, prima ancora che tutto accada.
Anche la normativa NIS2 rafforza questa impostazione, chiedendo alle organizzazioni interessate di strutturare la gestione del rischio, la continuità operativa, la sicurezza della supply chain e la segnalazione degli incidenti.
Ecco le 5 domande a cui dovresti dare risposta, prima delle ferie:
1) Sappiamo quali sistemi e impianti sono esposti e quali collegamenti sono realmente necessari?
2) Chi riceve gli allarmi e chi può intervenire se l’incidente avviene di notte o a Ferragosto?
3) Gli accessi remoti di tecnici e fornitori sono protetti, tracciati e disattivati quando non servono?
4) I backup dei dati e delle configurazioni sono stati verificati con un test di ripristino?
5) Se il fornitore abituale non è disponibile, esiste un’alternativa già definita e informata?
La resilienza si misura quando manca qualcuno
La continuità operativa non è una misura da attivare una volta all’anno prima delle ferie. È il risultato di un’infrastruttura progettata per resistere, di un monitoraggio capace di far emergere rapidamente le anomalie e di un’organizzazione che sa come reagire anche in condizioni non ordinarie.
Agosto, da questo punto di vista, è un banco di prova. Non perché le minacce diventino improvvisamente diverse, ma perché rende visibili le dipendenze nascoste: una competenza concentrata in una sola persona, un accesso remoto mai rivisto, un backup mai testato, un fornitore senza alternativa.
Axera affianca le imprese nella progettazione e nella gestione di infrastrutture IT e OT resilienti, integrando rete, sicurezza, monitoraggio, backup e continuità operativa. L’obiettivo non è soltanto ridurre il rischio di un incidente, ma permettere all’azienda di continuare a produrre e ripartire rapidamente anche quando i presidi si riducono.
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