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Dati e processi IT: dove li metto? Come progettare la giusta architettura.

24 giugno 2026

5 minuti di lettura

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Ogni cosa al suo posto: la ricetta vincente del cloud ibrido per mantenere ordine, abbattere i costi e ottimizzare al massimo la densità computazionale.

Ormai è un dato di fatto. Dopo l’”indigestione da cloud” dell’ultimo decennio, in cui sembrava che qualsiasi cosa dovesse finire sulla nuvola, le aziende stanno maturando una nuova consapevolezza: la salute dei sistemi IT passa dalla capacità di seguire… la corretta dieta bilanciata, tra sistemi cloud e on-premise (i dati e i server fisici in locale).

Questo soprattutto per evitare diversi mal di pancia, come abbiamo avuto modo di approfondire nel nostro precedente articolo.

E il fenomeno è già ben avviato, con il 46% delle grandi industrie che ha già abbandonato l’approccio “cloud only”, per muoversi verso strategie ibride mirate (+10% in un solo anno). Ma capito questo, ora sorge un’altra domanda.

Con quale logica collocare correttamente da una parte o dall’altra i differenti carichi di lavoro digitali?

La risposta deriva dalla combinazione di tre fattori chiave in particolare: i costi, i bisogni in termini di sicurezza e soprattutto la densità computazionale. Un concetto, quest’ultimo, con il quale in tempi di AI dovremo sempre più familiarizzare. Più avanti ne parliamo.

Non tutti i workload sono uguali

Lo avete afferrato. Quando si parla di infrastrutture IT, uno degli errori più frequenti consiste nel considerare dati, applicazioni e processi come elementi equivalenti. In realtà, ogni workload presenta esigenze completamente diverse e, di conseguenza, richiede una collocazione differente.

Qualche esempio per andare sul concreto?

ERP e Sistemi Core > la collocazione ideale è locale

Rappresentano il cuore pulsante e transazionale dell’impresa. Richiedono la massima continuità operativa e controllo assoluto.

CRM e Applicazioni Collaborative > cloud

Per strumenti che devono essere accessibili da una forza lavoro distribuita globalmente, la scalabilità nativa e l’accessibilità sono imbattibili. Il bisogno di agilità supera quello di controllo fisico.

Backup e Disaster Recovery > un po’ locale, un po’ cloud

La parola chiave è resilienza. E qui la dualità si esprime alla massima potenza: i dati in locale permettono il ripristino rapido mentre il cloud assicura ridondanza geografica, in modo da abbattere qualsiasi rischio di fermo azienda.

Sistemi Industriali ed Edge Computing > locale

In ambito manifatturiero, la bassa latenza è un requisito non negoziabile. Elaborare i dati “alla fonte” riduce i costi di banda e permette reazioni in tempo reale ai guasti, migliorando l’efficienza complessiva dei processi.

 

Insomma, appare abbastanza evidente. Non esiste una regola universale valida per tutti. Esiste invece una domanda che ogni organizzazione dovrebbe porsi prima di progettare la propria infrastruttura: di cosa ha realmente bisogno questo workload per funzionare al meglio?

Dove collocare il workload? Tre coordinate

Capire come muoversi quindi diventa fondamentale. E non a caso le realtà più strutturate stanno dando sempre più importanza al cosiddetto workplace management. Ossia la progettazione dell’architettura corretta e su misura per i bisogni IT aziendali.

Esistono delle linee guida da seguire? Certo che sì, e come abbiamo detto all’inizio dell’articolo si possono riassumere in tre.

Densità computazionale: quanta potenza serve davvero?

La prima coordinata è la densità computazionale, cioè la quantità di risorse necessarie per eseguire un workload. Attività come l’addestramento di modelli AI o l’elaborazione massiva di dati richiedono grandi capacità di calcolo per periodi limitati e trovano nel cloud una soluzione ideale, evitando di acquistare hardware che diventerebbe obsoleto in pochi mesi.

Al contrario, applicazioni stabili con carichi prevedibili (proprio come ERP, gestionali o software di produzione) possono risultare più efficienti e sostenibili in infrastrutture dedicate, che non richiedono infrastrutture energetiche estreme.

Sicurezza e compliance: dove possono risiedere i dati?

La seconda coordinata riguarda la protezione delle informazioni. Normative, requisiti di compliance e politiche aziendali (come il GDPR, il Cloud Act o i regolamenti interni) possono imporre vincoli sulla collocazione dei dati e sulle modalità di accesso.

L’on-premise garantisce il controllo fisico assoluto sul dato, isolandolo da potenziali attacchi su larga scala che colpiscono i grandi provider cloud.

Costi e sostenibilità: la prospettiva di lungo periodo

La terza coordinata riguarda la sostenibilità economica. Il cloud è spesso la scelta migliore per workload variabili o in crescita, grazie alla flessibilità del modello pay-per-use con costi iniziali zero.

Ma se un carico di lavoro ad alta densità gira 24 ore su 24, 7 giorni su 7, la bolletta mensile diventa rapidamente superiore al costo di acquisto dei server fisici. Per sistemi stabili e continuativi, infrastrutture dedicate possono risultare più convenienti nel lungo periodo.

E se il workload è nel posto sbagliato?

Gli effetti di una collocazione errata non sono sempre immediatamente visibili. Spesso emergono nel tempo sotto forma di costi inattesi, prestazioni inferiori alle aspettative o difficoltà nel garantire sicurezza e continuità operativa.

Lo abbiamo visto: un workload progettato per funzionare in modo continuativo può diventare economicamente inefficiente se ospitato in un ambiente pensato per carichi variabili.

E al contrario, applicazioni che richiedono elevata flessibilità possono risultare limitate da infrastrutture troppo rigide.

Il tema è prima di tutto economico, ma anche ambientale. In alcuni progetti di consolidamento infrastrutturale, la razionalizzazione di workload e macchine virtuali ha dimostrato di poter portare a riduzioni significative dei costi di virtualizzazione, fino al 60% con ritorni dell’investimento nell’arco di circa 30 mesi.

Meno risorse sottoutilizzate significa anche minore consumo energetico, meno spazio occupato nei data center e un impatto più contenuto sui sistemi di raffreddamento.

Dal workload management alla strategia infrastrutturale

Per concludere: se non esiste una soluzione valida per tutti, esiste però un metodo per individuare quella più adatta. Attraverso attività di assessment e workplace management, Axera supporta le imprese nell’analisi di dati, applicazioni e processi per progettare architetture realmente allineate agli obiettivi di business.

Perché il valore di un’infrastruttura moderna non dipende dalla quantità di tecnologia adottata, ma dalla capacità di collocare… ogni cosa al suo posto. E rimettere così in piena forma il nostro ecosistema IT.

Ne parliamo senza impegno?

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